L’ebook, per valorizzare il racconto.

Ci era sfuggito, e ci è stato segnalato da una nostra amica. Condividiamo da tempo un approccio del genere, realizzato in maniera eccellente dagli altri editori citati nell’estratto dell’articolo: noi siamo un collettivo, un piccolissimo editore digitale internazionale, nomade, alla ricerca di storie. Però, alle storie, ci piace molto dare casa in vari modi, e le storie possono essere lunghe, ma anche brevi. E quelle brevi, italiane, le più interessanti, le tradurremo prossimamente in inglese e francese. Perché rappresentiamo varie realtà, varie nazioni, e ci piace che le storie vadano lontano.

un estratto dell’articolo L’ebook, che sia la nuova rivista? di Piersandro Pallavicini uscito Domenica 15 Luglio 2012, nella pagina dedicata all’Editoria della Domenica de Il Sole 24 ore.
Qual è il più angosciante timore che affligge gli scrittori italiani? Fino a un paio di anni fa era quello di vedersi rifiutare dall’editore il nuovo libro. Oggi è diventato vedersi offrire dall’editore la pubblicazione del nuovo libro in solo formato e-book. […]
Sono uno scrittore italiano e ho condiviso con i miei colleghi queste stesse sensazioni fino a poche settimane fa. Poi si è accesa una luce [che ha portato] il ricordo di qualcosa di lontano: le riviste letterarie anni Novanta. Non sto parlando di quelle legate a un grande editore o a un consolidato circolo di intellettuali (“Panta”, “Nuovi Argomenti”, “Linea d’Ombra”…), bensì di quell’agguerrito manipolo di riviste fiorite intorno al ’91-’92 come evoluzione delle fanzine, spesso gestite da piccoli editori di qualità o da scrittori freschi di pubblicazione: Fernandel, Il Maltese, Addictions, ‘Tina e molte altre ancora. Pubblicavano racconti, e hanno allevato la generazione dei Nori, Galiazzo, Drago, Morozzi. A differenza delle paludate riviste istituzionali, avevano per caratteristica la facilità di accesso e di scambio di idee con le redazioni, la velocità di valutazione, editing e pubblicazione dei dattiloscritti, unite a una grafica agile in una confezione graziosa, cioè un magazine che andava in libreria ogni paio di mesi ed era venduto a poche migliaia di lire. La somma di tutto ciò, per noi scrittori, era la consapevolezza che esisteva un luogo in cui i nostri racconti erano valorizzati. La conseguenza? Uno stimolo adrenalinico alla scrittura. Ci si metteva l’anima, e il superamento di noi stessi in ogni nuovo, singolo racconto rendeva le riviste migliori, spingendoci così a riaffrontare la tastiera per fare meglio ancora.
[…] Le riviste anni Novanta sono scomparse alla fine del loro decennio […]. Con ciò è venuto a mancare il destinatario per la scrittura di un buon racconto “singolo”, nel senso di a sé stante, in quanto non contenuto nel più articolato progetto di una raccolta. Che a sua volta, come ben noto, è una tipologia di libro mal vista dagli editori italiani.
Come conseguenza si è quasi smesso di scrivere racconti. Perché, a chi affidarli, spariti gli spazi di carta delle riviste? Forse alle allora nascenti riviste in internet o ai blog letterari? Le une e gli altri non hanno mai convinto, e anzi sono forse all’origine della diffidenza degli scrittori italiani per la pubblicazione elettronica. […]
Luce e accorato ricordo delle riviste anni Novanta si sono accesi con le newsletter che mi arrivano in posta elettronica dal mio editore. Mi sono accorto che Feltrinelli, da qualche mese, ha aperto una nuova collana, Zoom, che pubblica racconti in sola versione e-book e li mette in vendita a novantanove centesimi, dietro una copertina jpg studiata libro per libro. I racconti sono inediti, scritti appositamente per la collana, e profittano della libertà di sperimentazione di formato, forma e contenuto regalata dai costi ridottissimi. Niente carta, niente distribuzione, niente libreria: niente necessità di grossi ritorni economici. Li firma uno spettro di scrittori che va dagli emergenti Catozzella, Viola, Carozzi, a nomi affermati come Cibrario e De Luca. […] Zoom è uno spazio per sperimentare e scrivere racconti al di fuori del proprio percorso editoriale principale, fatto per molti di soli romanzi, ed è uno spazio in cui racconti “singoli” sono scelti, curati, pubblicati in fretta, e poi venduti. Dunque, in una parola, valorizzati.
Ma è un caso unico? Ho fatto ricerche e ho trovato un piccolo mondo. Lavorano con un approccio simile Quinta di Copertina, Errant Editions, alcune collane dello specialista digitale 40k, Sugaman. Dunque la luce che ho intravisto non è un faro abbagliante, ma è quantomeno una discreta abat-jour. Che agli scrittori piace. Perché se è vero che Zoom all’inizio i racconti se li andava a cercare, da qualche mese gli autori arrivano con le loro proposte. Si vincerebbe facile, scommettendo che dopo l’estate arriveranno collane simil-Zoom per Einaudi, Mondadori, Bompiani, o per quei piccoli editori che della ricerca hanno fatto una vocazione. Si vincerebbe, con in più il sollievo di constatare che il formato elettronico può portare, insieme all’angoscia, anche qualcosa di buono per la scrittura.
In chiusura Pallavicini aggiunge i link ai siti
2 commenti
  1. Giuseppe Martella ha detto:

    Reblogged this on laboratorio di carta and commented:
    Un contributo di Piersandro Pallavicini, che pubblicato il 15 luglio sull’inserto “Domenica” del Sole 24 Ore.

  2. Silvia ha detto:

    I vostri lettori sono lettori attenti.🙂

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: