Assenza e Assedio. Poesie inedite per i lettori e opinioni critiche sul Canto

APPUNTI DI LETTURE CRITICHE

Il cane col sole in bocca, le mani che stringono l’amuleto, il pezzo di sapone, le dita a strapiombo. Credo che quando Martella utilizza immagini tangibili, corporee, renda molto. Sono immagini che funzionano come immediate accensioni di pensiero. Ho l’impressione che questa sia la sua vena più felice: la capacità di rendere un mondo complesso in un’immagine semplice e tangibile.

Filippo Strumia

* * *

I versi di Giuseppe Martella si dispongono, come rivela anche il titolo Canto, in una dispiegata volontà di canto: un canto rivolto ad un tu presente e vicino, ma nello stesso tempo sospeso tra le immagini della natura, rivelato nello sfumato disporsi delle cose, dei luoghi e degli spazi che attraversa, nella inafferrabilità del mondo. È insomma il «ricco e strano» (con espressione che viene da lontano, su una linea che da Shakespeare conduce a Montale) del mondo esterno che sembra come superare la propria estraneità attraverso il sorriso della persona a cui si dice tu, attraverso i suoi gesti, il suo darsi presente al di là di ogni segreto, ma anche attraverso la sua identità separata, il suo appartenere ad un universo che non può totalmente coincidere con quello di chi così appassionatamente le si rivolge.  E nella Preghiera di assenza e di assedio il canto sembra divenire più tagliente, come segnato da una tensione più risolutiva, dal più forte affermarsi dell’alterità di quel tu.

Giulio Ferroni

* * *Ho appena letto e riletto il Canto. È bello da faticare a dirlo. Riempie e frastuona con una voce sottilissima e precisa, prende da un lato, da un’angolazione che ruota di continuo, pensi che una sorpresa possa arrivare una volta sola perché la volta dopo ne dovresti riconoscere il passo, invece ritorna incredibilmente e incredibilmente prende con lo stesso forte sussulto, alle tempie, alle caviglie, in quella zona alta dello sterno dove il piacere e il dolore fortissimo si confondono. È un’opera che è un innamoramento lunghissimo e rapidissimo, cristallizzato nell’istante in cui comincia, comincia di continuo.

Greta Rosso ( Canto è presente in tutti gli store on line e si può scaricare, ad esempio qui )

 

Prose e Stralci di narrazioni per i lettori, gli scrittori e gli amici di Errant Editions

Non l’hai inventata tu, la gioia, non sei

abbastanza intelligente…

Milo De Angelis

1

Devono avere truccato le nostre carte, tutti i nostri semi, nello stanzone di nero rame dell’anagrafe. Qualcosa avrà disastrato i cassetti, o spalancato i cassettoni e sciolto altro inchiostro.

Ci sarà stato un bel daffare, ore di straordinari e di occhi obliqui, di mani e gambe indaffarate a spazzolare la scacchiera del corridoio. E il fuoco è andato perso.

Io stesso avrei desiderato altro. Ero partito da altri presupposti, da una diversa tesa di orizzonte. Ancora insisto nello scrivere io, e non mi accorgo che parlo di te.

2

C’è stata una vita anteriore, o per lo meno un suo ricordo, che ha dispiegato e inciso la tela del tuo presente di voce.

Lo so perché ti leggevo, e ti leggo: due anni fa, nel pieno di un nero che mi faceva venire voglia di urlare fino a stracciare i polmoni…

3

Tornavo a casa camminando sulla terra stancata dal dopopioggia. Non era dato più alcun mutamento, mancavano ancora conferme, il disastro si era rivelato intenzionale. Raccoglievo gli ultimi episodi della resa, cercavo di accostarli non dico per intelligenza, almeno per fedeltà.

Tornavo a casa in una condizione di ospite, in un rovescio della negazione. Chiudevo gli occhi alle cose, sicuro e impaurito di non essere visto. Tornavo nella casa del tuo inferno intenerito.

4

Il cielo era una palpebra socchiusa, le finestre erano illuminate. Le cose stavano dentro l’ombra, le strade erano entrate in un ordine diverso, nutrivano altre fughe…

Ho tolto molti chiodi dalle suole, ma non per questo il passo è più leggero. La pianura insiste nel suo variare e si viaggia senza ritorno.

Accettare questa perdita di confini, queste strade slabbrate, può essere un tentativo di inclusione. Eppure le cose insistono anche se non sono definibili, come queste finestre illuminate.

5

Prima, prima di arrivare in questa scatola nella quale ti sei rinchiusa, ho approfittato di un lampo. L’aria era grassa e le tortore, qui intorno, volavano basse. Tu volavi ancora più bassa di loro.

Mi sono detto che per ogni lampo avrei spaccato i miei occhi. Mi sono detto: ora che tuona, mi spacco gli occhi. È il mio ultimo tentativo, mi sono ripromesso. Poi lascio perdere. Annullo questa sospensione, riprendo il mio cammino.

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