Kaddish profano per il corpo perduto ( Omaggio a Kertész e analisi critica))

akaddish

Possa la narrazione arrivare, responsabile, fiera, illecita e potente. Possa essere questo, o indietreggiare e non essere, ritornare al niente.
Possa la scrittura non cercare scuse e mai neanche soluzioni.
FRANCESCA MAZZUCATO. Kaddish profano per il corpo perduto

Kaddish profano per il corpo perduto è un romanzo di Francesca Mazzucato, che è stato pubblicato in versione cartacea da Azimut nel 2008 e che adesso, Errant Editions, ripubblica.  Lo trovate su Amazon, nel Kindle store e in tutti gli store on line, ad esempio qui. ( la versione digitale costa la metà di quella cartacea, meno di sei euro)

All’epoca in cui uscì in edizione cartacea ebbe un’accoglienza molto attenta con ottime critiche, ad esempio Gianfranco Franchi, su Lankelot.
Scrive, nella sua attenta analisi Franchi, fra l’ altro:

La voce letteraria magiara prescelta, come reminiscenza guida, è quella di Imre Kertész: il titolo dell’opera prescelto omaggia il suo “Kaddish per un bambino non nato” (il Kaddisho Qaddìsh è una delle più antiche preghiere ebraiche), la presenza dell’artista è davvero simile a quella di una sorta di Virgilio. È Kertész il medium della Budapest della Mazzucato e il dramma del suo popolo è una chiave per orientarsi in questa nuova cognizione del dolore: “Gli echi di Imre Kertész ritornano ciclicamente, parti sottolineate dei suoi libri, senza destino, essere senza destino, fateless. The fateless story of everyone. I suoi libri sono pieni di orecchie, di punti esclamativi accanto alle frasi. ‘Una donna calva in vestaglia rossa sedeva dinanzi allo specchio’. La immagino, mi pare di vederne la fisionomia ovunque, in controluce, dietro le finestre. Mi aspetto anche di incontrarla, faccio attenzione, per la strada” (p. 75). ”

E ancora:

Tanti amanti e pochi amori – l’unico eterno è quello per la Letteratura.
La scrittura vive di sé stessa. La scissione è chiara. È come se un grosso blocco di ghiaccio si staccasse da un iceberg, e andasse navigando per l’oceano senza essere mosso da altra volontà e altra direzione che non sia: essere, essere arte.

Sempre su Kaddish, Nunzio Festa. La sua recensione la potete leggere qui

Fiorenza Aste, scrittrice e critica letteraria ne scrive invece con appassionato coinvolgimento. La sua recensione.

Scrive, tra l’altro la Aste:

“E’ un libro potente, il Kaddish della Mazzucato. Un libro maturo, di profonda visione, di conoscenza. Di disarticolazione spericolata, di totale disponibilità a mettersi in gioco. Ed è proprio per questo che, a sorpresa, dalla distruzione del noto emerge chiara in queste pagine una nuova configurazione già solida, limpida, sfrondata di ogni sovrappiù. 
E’ un libro sereno, il Kaddish della Mazzucato. Nonostante la scrittura estrema, violenta perfino, nel nominare ogni cosa con pervicace temeraria sincerità, pure la sensazione che se ne trae è quella di una sostanziale tranquillità. La gioia che viene dal guardare senza mascherare, per poi lasciar scorrere via ogni cosa. Senza trattenere. “La serenità di questo viaggio, della scoperta di questa città che mi era ignota, una serenità nuova. Che mi lascia stordita perché disabituata.”
La Mazzucato ha compiuto un salto quantico. Dal rifiuto desolato di sé alla conoscenza e all’accettazione. E, allo stesso tempo, è approdata a una scrittura necessaria.
E questo si riflette nello stile. Questo libro prende una forma nuova, corposa, sostanziosa. Capace di nominare senza reticenze o giri di parole, spesso in modo brutale e totalmente esplicito. Una lingua plastica, che aderisce ai contorni delle cose, concreta e piana. Una lingua matura. Senza retorica. Senza giochi. Senza indulgenze.
Una lingua consapevole.”

 

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