Social Media Landscapes. Angelo Ricci

Racconti che si incrociano in un flusso infinito. Ecosistemi narrativi e narranti che riproducono incessantemente quel desiderio di storie che l’umanità da sempre porta in sé.
Secoli sembrano passati dalla rivoluzione cyberpunk che, agli albori del web, celebrava l’autoriprodursi della realtà virtuale.
Millenni sono invece realmente trascorsi dal giorno in cui, per la prima volta, un homo sapiens (o addirittura un uomo di Neanderthal, tanto per condividere ancora una volta le visionarie ossessioni di Philip Dick), nel buio di una grotta, tracciava sulle pareti umide i disegni di una battuta di caccia.
E se, come scrisse E.M. Forster in Aspetti del romanzo, proprio quel giorno segnò l’inizio del raccontare umano, così oggi, passata anche la visione profetica, ma venata da eccesivo pessimismo, del cyberpunk, ecco che possiamo iniziare ad osservare il punto d’arrivo (che, sempre e comunque, è anche un punto di partenza) di quella insopprimibile esigenza umana del raccontare e del raccontarsi.
Paesaggi narrativi quindi si pongono oggi alla nostra attenzione. Paesaggi narrativi complessi, condivisi, intrecciati, social landscapes appunto. Paesaggi narrativi di cui siamo, in un affascinante gioco di specchi borgesiano, nel contempo spettatori e protagonisti.
Frammenti di un discorso (grezzi e anche sofisticati, completi e anche discontinui, personali e anche forieri di analisi strutturali) che continuano inesauribilmente ad esprimersi in quello che Saramago definì “il mare infinito di internet”. Ma sempre e comunque frammenti narrativi che si organizzano all’interno di quei luoghi ben definiti che creano (e sono creati) dalla rete.
Una casa editrice digitale oggi è non solo artefice di contenuti, ma è essa stessa parte, protagonista, osservatrice della rete. L’insondabile percorso dei flussi trasfigura l’organizzatore e il creatore dei contenuti in luogo di partenza ma anche di arrivo di quegli stessi contenuti.
Nodo vivente di quell’ecosistema narrativo e narrante che è la rete, un editore digitale non può più (anzi, non deve proprio) pensare di essere elemento pedagogico unidirezionale, ma deve (ri)pensarsi come parte bidirezionale di quell’ecosistema, pronto quindi ad attraversare la rete, ma anche, e soprattutto, a lasciarsene attraversare.
La collana Social Media Landscapes di Errant Editions nasce esattamente con questo scopo. Visioni, attimi narrativi, analisi brevi e incisive che lasciano spazio a tutto il mondo inesplorato che sta al di là di quelle colonne d’Ercole che delimitano le visioni tradizionali.
Non un banale approccio how to, non un tedioso metodo manualistico, bensì una narrazione che si inserisce in quella narrazione più ampia che è la rete.
La rete è un racconto. L’unico modo per analizzarla è quello di raccontarla a nostra volta.
Angelo Ricci
 

Stories that intersect in an endless stream. Narrative ecosystems   that constantly reproduce that desire for stories  mankind always carries.
Centuries seem to have passed from cyberpunk revolution that, at the dawn of the Web, celebrated  the reproduction of virtual reality.
Thousands of years have actually passed since the day when, for the first time, a homo sapiens (or even a Neanderthal, just to once again share the visionary obsessions of Philip Dick), in the darkness of a cave, hlaid down on the damp walls the drawings of a hunt.
And if, as  wrote E.M. Forster in “Aspects of the Novel” that day marked the beginning of narration, so today, also came the prophetic vision, but tinged with pessimism  we can begin to see the point of arrival (which always and in any case, it is also a starting point) of the irrepressible human need of stories and telling narrative then pose to us today. Landscapes complex Narrative landscapes require our attention, complex , shared and interwined narrative landscapes ,social landscapes, we can say.  Narrative landscapes in which we are, in a fascinating game of mirrors ( as Borges  would have liked) , in the same time, spectators and players.
Fragments of a conversation ( raw and sophisticated, complete and even discontinuous, personal, and involving structural analysis) which  continue inexhaustibly to express themselves in what Saramago called “the endless sea of ​​the Internet.” But always narrative fragments that are organized within those places that create well-defined (and created) by the network.
A digital publisher today is not only  creator of contenst, but is itself part,  protagonist, and observer of the web The unfathomable flows path transfigures the organizer and creator of contents in place of departure as well as arrival of the  same content.

Living core  of the narrative and narrating ecosystem that is the Web,  a digital publisher can not (indeed, must not) think to be pedagogical  unidirectional element but must (re) think itself  as bidirectional part of that ecosystem ready to cross the web , but also, and above all, to allow itself  to be crossed.
The  Social Media Landscapes Project by Errant Editions has  exactly this purpose. Visions, narrative moments, brief and incisive analysis leaving spaces for the whole unexplored world that is beyond the Pillars of Hercules which border the traditional views.
Not a banal ” how to”approach, not a tedious method as in  textbooks, but a narrative path that fits into the larger Narration, the whole Web
The Web has a story. The only way to analyze it is to tell it in our turn.

Angelo Ricci

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